Quando aprire la partita iva per un blog?

Il mondo virtuale ha conosciuto un’evoluzione sbalorditiva una decina di anni a questa parte, e fra tutte le innovazioni portate dal web non si possono dimenticare i blog, risorse online dove un qualsiasi utente può creare uno spazio dove discutere di cucina, moda, fitness e molto altro.

Anche i negozi ricorrono spesso ai blog per farsi conoscere da più clienti o pubblicizzare i loro prodotti in maniera efficace: questo vale per chiunque offra un servizio, come i liberi professionisti e gli artigiani. In questo ambito sono sempre più persone che, ultimamente, si chiedono se e quando aprire la partita iva per un blog, soprattutto se vogliono che questo diventi una potenziale forma di lavoro retribuito.

Stiamo parlando dei cosiddetti nomadi digitali, ovvero professionisti o amatori di viaggi, sport, cucina e moda che spendono tempo e denaro nella cura di un blog per quanto riguarda la grafica, i contenuti ed eventuali collaborazioni, magari con qualche grande azienda.

Se ti riconosci in queste nuove figure lavorative, allora continua a leggere: scoprirai tutto quello che c’è da sapere sulla partita iva e sui guadagni del mondo virtuale.

È sempre necessario aprire la partita iva per un blog?

Mettiamo subito in chiaro una cosa: c’è una grande differenza fra chi si apre un portale per passione o per hobby e fra chi desidera farlo fruttare, anche solo in minima parte. Non sempre è necessario “mettersi in proprio” con la partita iva: qualsiasi blog che non prevede pubblicità o altri metodi di monetizzazione non ha alcun obbligo essere dichiarato all’agenzia delle entrate per un semplice motivo: non produce reddito.

Ecco un esempio: un appassionato di storia può creare e curare una pagina dedicata alla storia della sua regione, della sua città oppure di qualsiasi argomento che reputa interessante, ma se non include banner pubblicitari o tecniche di product placement finalizzate all’acquisto di materiale attinente allora non è affatto necessario che si apra una partita iva.

Anche dovesse consigliare qualche libro adatto per approfondire un certo argomento non ci sono problemi dal punto di vista delle entrate, purché non percepisca guadagni collegandosi, magari, a qualche libreria online.

Un bel sollievo per chi adora il blogging come passatempo o come risorsa per trasmettere qualcosa gratuitamente ad altri utenti: questo non vieta che, una volta cresciuto il portale, il proprietario non possa pensare di farlo fruttare. Ma in questo caso si tratterebbe di un lavoro, e richiederebbe molto più impegno.

Che cosa occorre fare se si monetizza il proprio blog?

Come abbiamo già chiarito nel paragrafo precedente, aprire la partita iva per un blog è necessario solo se si prevede di guadagnare qualcosa, diventando dei blogger di professione. La buona notizia è che di solito le pratiche burocratiche del caso non sono particolarmente lunghe e raramente richiedono più di una settimana.

Per ottenere la partita IVA è necessario presentare il modello AA9/12 o AA7/10 allegando i documenti appositi e comunicando il codice ATECO corretto inviando il tutto all’agenzia dell’entrate o tramite un professionista: quest’ultima scelta può essere più indicata per chi vuole essere certo di effettuare l’inquadratura corretta ed evitare complicazioni nel futuro.

Come ottimizzare i guadagni del blog?

Insomma, abbiamo visto che aprire la partita iva per un blog è necessario se si vuole fare del proprio portale un mestiere, soprattutto quando i guadagni diventano consistenti. Tuttavia, non sempre, almeno per i primi anni, un blog può assicurare la tanto agognata sicurezza economica: per far ciò è necessario ricorrere a delle precise tecniche di advertising.

Vendita prodotti

Quando viene utilizzato per vendere dei prodotti o dei servizi, il blog può rivelarsi un ottimo modo per attirare nuovi clienti e convincerli a fare un giretto su un e-commerce o a mettersi in contatto con il proprietario. Per esempio, un portale dove si discute di giardinaggio è l’ideale per chi ha un vivaio o un negozio di piante: dando consigli o condividendo curiosità si può spingere un potenziale cliente ad acquistare ciò di cui ha bisogno proprio dal negozio del proprietario.

Affiliazioni

Sicuramente avrai notato almeno una volta un blog collegato a negozi online come Amazon: sono molti i nomadi digitali che ricorrono all’affiliazione, ovvero all’inserimento di link o tabelle che mettono in vetrina o a confronto più oggetti acquistabili su un determinato sito. L’obiettivo è molto semplice: per ogni cliente che acquista il prodotto pubblicizzato il blogger riceve una piccola commissione, ma solo se si utilizza l’e-commerce indicato nell’articolo.

Ads e banner pubblicitari

Le pubblicità sui siti web come quella di Google Ads sono sicuramente uno dei modi più popolari per guadagnare denaro: oltre ai blog, per esempio, sono diventate necessarie anche per le piattaforme di streaming come Youtube. Qualsiasi portale può ospitare dei banner pubblicitari più o meno pertinenti all’argomento discusso: naturalmente, più questi si riferiscono a siti che possono interessare i visitatori, più questi verranno cliccati e il guadagno sarà maggiore.

Attenzione: non tutti sanno che le ads e i banner pubblicitari per far fruttare un buon guadagno devono essere cliccati da un grande numero di persone, e vanno pertanto sfruttati al massimo solo quando si ha la sicurezza di disporre del traffico adatto.