Seneca e il suo pensiero

Dopo Socrate,penso che sia un ottimo pensatore.

Lucio Anneo Seneca nacque in Spagna a Cordova tra la fine dell'era pagana e l'inizio dell'era cristiana (verso l'anno 4 d.C.); morì a Roma nel 65 d.C.
A Roma fu iniziato alla filosofia stoica dai maestri Attalo e Sozione e più tardi da Pagiro Fabiano.
Per un certo periodo si stabilì, ospite della zia materna, in Egitto per motivi di salute; ristabilitosi rientrò a Roma dove partecipò con successo alla politica.
Fu esiliato nel 41 d.C. in Corsica, accusato di adulterio a causa di losche manovre politiche di Messalina; quando quest'ultima morì, fu richiamato da Agrip-pina che lo volle come maestro di suo figlio Nerone. Quando Nerone nel 54 salì al trono Seneca gli restò vicino come consigliere dell'imperatore insieme a Burro (prefetto del Pretorio).
Quando nel 62 d.C. Burro morì, Seneca si ritirò dalla vita pubblica.
I suoi rapporti con Nerone a causa di Poppea furono seriamente compromessi.
Nel 65 d.C. Nerone lo condannò al suicidio accusandolo di essere uno dei cospiratori della congiura ordita contro di lui da Calpurnio Pisone:
Seneca si suicidò tagliandosi le vene con stoica fermezza e grande forza d'animo.
Scrisse molti testi filosofici e morali tra cui: la raccolta Dialogorum libri, l'Epistole a Lucillo (124 lettere chiuse in venti libri).
Varie tragedie, tra cui: Agamemnon, Thyestes, Hercules Oetaeus, Hercules furens, Troades, Medea.
Egli stesso afferma "I miei libri sono quelli di un uomo che cerca la verità, senza averla ancora conosciuta: ma cerca con ostinatezza".

Seneca credeva che il suicidio era la forma dove l'uomo poteva dimostrare la sua massima libertà,ovvero per Seneca suicidarsi voleva dire liberarsi da ciò che imprigiona l'uomo: cioè un uomo che si suicidava per Seneca non era un uomo che disprezzava la vita ma l'amava poichè con il suicidio faceva capire che voleva liberarsi da tutti i ''vincoli'' terreni: "L'uomo forte e saggio non deve fuggire dalla vita, deve uscirne; e soprattutto egli eviterà quella passione troppo comune, la libidine della morte."

Per Seneca la nostra amata filosofia era il bene più importante sul mondo: la stella che aiuta l'uomo a non perdere la strada della ''ragione'' e vedeva nella filosofia la ricerca del principio universale.Inoltre Seneca fu uno dei primi a non considerare dio (ammesso che esista) solo natura: "Dio è vicino a noi,  è con noi, è dentro di noi; uno spirito santo risiede in noi, osservatore e custode delle nostre azioni; e noi dobbiamo vivere con gli uomini come se Dio ci vedesse e parlare con Dio come se gli uomini ci ascoltassero".

Secondo Seneca la conoscenza del bene e del male è il giudice interiore e infallibile dell'uomo: saper distinguere il bene dal male,giusto dal sbagliato,ci permette di poterci giudicare in modo giusto.

Inoltre Seneca non vedeva nessuno nella figura del ''saggio'' perchè secondo lui la virtù era il vero valore di nobiltà di un uomo e non la sua saggezza: "La schiavitù – egli scrive – non esiste nella natura umana, come non esiste la nobiltà: queste condizioni sono dovute o all'ingiustizia o alla fortuna".

Michele

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