Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'animo nostro.
Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l'età. Ecco che da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l'avvenire.
Da autodidatta sto studiando Epicuro e le sue opere e con questo articolo voglio condividere un po con tutti le mie idee,le vostre e quelle di Epicuro relative alla felicità.
Certamente tutti conoscono Epicuro,ma per evitare discriminazioni e per amore della conoscenza faccio un piccolo inciso su Epicuro.
Epicuro fù un filosofo greco antico nato a Samo nel 341 a.C e morto ad Atene nel 271 a.C. Fondò una delle scuole filosofiche maggiori nell'età ellenistica e romana che si diffuse fino al II secolo d.C.
Finì il suo ''corso'' proprio in quel secolo perchè andò contro ai Padri della Chiesa (sempre loro in mezzo
) e subì un veloce declino.
Detto questo su Epicuro possiamo ritornare alla lettera a Meneceo che è l'opera più famosa di Epicuro che passò alla storia anche con il nome di ''Lettera sulla Felicità''.
Epicuro infatti non andava alla ricerca del piacere ma tentava di eliminare il dolore dall'anima dell'uomo.
Per Epicuro esistevano diversi tipi di piaceri:
- I piaceri naturali e necessari: sono alla base della vita dell'uomo ed ogni uomo non può farne a meno
- I piaceri naturali non necessari: sono i piaceri che all'uomo vengono spontanei in natura ma non per forza necessari
- I piaceri non naturali e non necessari: i famosi vizi
Con la lettera a Meneceo Epicuro vuol far capire che nella vita a qualsiasi età,in qualsiasi momento,in qualsiasi occasini si può provare la felicità.
Sottolinea più volte che esistono gli dei,ma che non bisogna associare alle scelte del popolo il volere degli dei
Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sono come crede la gente comune, la quale è portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha.
Perciò non è irreligioso chi rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo attribuisce alla divinità.
In conclusione,Epicuro non andava alla ricerca della felicità materiale ma liberava lo spirito dal dolore facendo entrare la felicità morale.
Michele













