I social network spopolano all’interno della rete e il loro impatto generale sulla società aumenta di mese in mese. Sono in molti a sostenere la negatività dei “contatti” a livello virtuale, ma chiunque critichi l’accesso e l’utilizzo delle tecnologie “sociali” dovrà ricredersi dopo aver letto i risultati di uno studio condotto all’interno del Wellcome Trust Institute.
I ricercatori avrebbero indicato che la quantità di amici che ogni utente ha su Facebook sarebbe proporzionale alla presenza di persone amiche e conoscenti anche nella vita reale dello stesso utente. Quindi, si potrebbe davvero dire che Facebook agisce sul cervello.
Inoltre, la capacità di “farsi degli amici” sarebbe determinata da una particolare zona del cervello, in grado, quindi, di agire sulla nostra indole ai rapporti umani.
Lo studio è stato condotto su 125 studenti universitari, presenti su Facebook; per essi è stata effettuata una valutazione dell’attività cerebrale, ed in particolare dell’amigdala, ossia quella regione connessa alla memoria e alle reazioni e risposte emotive umane.
Questa regione sembrerebbe essere più “vasta” in coloro che abbiano molti amici, sia online sia offline: quindi, la capacità di stringere amicizie non sarebbe differente “dal vivo” rispetto al mantenimento di un rapporto di conoscenza online.
Inoltre, gli studiosi hanno cercato di capire l’esistenza, o meno, di un legame tra le relazioni virtuali e quelle reali. Seguendo le risposte alle domande poste agli studenti è stato rilevato come vi sia una diretta proporzione tra gli amici, e il loro numero, a livello reale e quelli di tipo virtuale. Insomma, una scoperta che potrebbe davvero cambiare la considerazione che molti hanno per la gestione dei propri rapporti virtuali, spesso considerati “inferiori” rispetto a quelli “reali”.













